|
La PopArt di Luciano Vivirito.
La Pop Art nasce intorno alla metà degli anni cinquanta in Gran Bretagna, da dove si diffonde negli Stati Uniti, giungendo a caratterizzarsi come uno dei più significativi movimenti artistici. L’arte informale, che aveva caratterizzato il periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, di cui aveva denunciato gli orrori, aveva mostrato ad una ristretta cerchia culturale elitaria la supremazia di una stagione culturale basata sull’esistenzialismo che, alla fine degli anni cinquanta, stentava ad attualizzarsi nel nuovo clima postbellico intriso di ottimismo consumistico.
Il lemma “pop” discende dall’abbreviazione dell’inglese “popular” e si riferisce ad una tipologia di arte che ha a cuore una chiara ed immediata rappresentazione della realta’ circostante e dei modelli che ne rappresentano la sua reificazione sociale, in un contesto di massificazione benestante e moderna.
La Pop Art assurge ad arte regina degli oggetti e dei formalismi della società dei consumi, contrapponendosi perciò al linguaggio di un intellettualismo astratto ancorato al passato.
La cultura di massa diffonde ed impone nuovi temi e nuovi miti, adottando nuovi linguaggi e mezzi di comunicazione: la fotografia, il cinema, la televisione, i rotocalchi, i fumetti, i collage sono gli strumenti che gli artisti adottano per rappresentare la loro forma di realismo, in una cornice che potrebbe indurre ironia e di irriverenza.
La Pop Art riformula, con tratti freddi e distaccati, le immagini evacuate continuamente dai mezzi di massa.
Essa assurge a forma d’arte documentativa della cultura popolare americana, mutando in icone le immagini più diffuse tra i vari mass-media. Una nuova religione che divinizza i miti artificiali che le masse popolari assumono come modelli identificativi e che li conduce alla rappresentazione dei “perfetti consumatori”.
Il meccanismo a cui ci si richiama è semplice: il bombardamento costante delle stesse immagini, colpendo in maniera subliminale, provoca quel meccanismo del «riconoscere con cui le masse manifestano le proprie scelte e preferenze. I ritratti di Marilyn Monroe, le immagini di Elvis Presley, le bottigliette di Coca Cola sono stati riprodotti infinite volte sino al punto di riuscire ad originare quel processo di santificazione che rende un’icona decontestualizzata immortale.
L’ultimo decennio del ventesimo secolo ha rappresentato il bacio del principe alla principessa addormentata: ecco assurgere a nuova vitalita’ quella tendenza artistica ormai assopita nel circuito della storia dell’arte, evolvendone il nome da Pop Art a NeoPop. Non più mondo dei consumi e mezzi di massa, ma le rappresentazioni di una globalizzazione e di una planetaria fusione culturale.
Il graffitismo urbano, le plastiche, il fumetto ed i cartoon nipponici, il web design, l’arte urbana il tutto perfettamente shakerato con gli intellettualismi colti delle arti liberali.
In questa cornice storica artistica, si inserisce, a livello, metodologico, l’analisi essenziale della matrice Pop-Art di Luciano Vivirito che giunge all’impatto della decontestualizzazione dell’oggetto, dereferenziandone cromaticamente il suo significato contestuale ed emotivo. A questa filosofia dell’immagine giunge dopo un trentennio di solerte ed umile perseveranza nella ricerca del significato dell’immagine, nella sua potenza espressiva e nella sua formalizzazione poetica. Luci, ombre, grigi, squarci di colore, bagliori, segmenti di oggetti, porzioni di corpi, acquistano la loro dominante esistenziale e la riversano, con l’eloquenza dell’audacia, sull’occhio e nella mente dell’osservatore, con una successione irrefrenabile.
Dall’immagine, vissuta e proposta come possente trasposizione visiva che trova la sua ragion d’essere nel suo rimando estetico al reale, col passare del tempo trasmigra, in Luciano Vivirito, nella valenza della parte assurta a protagonista. Quanto ci sia di metafisica maniacalità nella ricerca simbolica dell’oggetto materiale, deve comunque immergersi e mischiarsi con l’idealizzazione allucinatoria di una espressivita’ che prende a pugni, violentandola, la nuda realtà.
Corpi e volti si muovono, ammiccano, si trasformano, guardano, attraggono, si smaterializzano su sfondi su cui si proiettano le rappresentazioni di una semantica della seduzione.
Tanino Donati
gennaio 2011 |